E’ nato il 26 dicembre 1749 da Don Giovanni Gravina Moncada, III Principe di Montevago e da Donna Eleonora Napoli di Montaperto dei Principi di Resuttana Monteleone. Due giorni dopo la sua nascita, per imminente pericolo di morte, ricevette il battesimo dal sacerdote Don Giuseppe Amodei. Il Cardinale Pietro Gravina aveva una spiccata personalità religiosa e politica anche in campo internazionale. Era una persona maestosa, austera ma anche severa e signorile. La sua figura non incuteva però, alcuna soggezione, anzi infondeva in chi aveva modo di conoscerlo serenità e rassicurazione. Era un uomo di grandi ideali religiosi, civili e morali, principi che sono stati il filo conduttore del suo operato. Egli ereditò dal suo nobile casato l'amore per i più alti ideali cristiani e mostrò grande attaccamento per il paese. Fu educato a Palermo presso i Teatini, proseguì gli studi ecclesiastici nel Collegio Clementino a Roma che completò presso la nobile Accademia Ecclesiastica. Ben presto mostrò le sue spiccate doti di intelligenza e di cuore, cosicchè nel Concistoro del 12 settembre 1794 il Papa lo nominò Arcivescovo Titolare di Nicea, inviandolo Nunzio Apostolico a Lucerna in Svizzera. Nel 1802 fu trasferito in Spagna, dove con grande sacrificio riuscì ad espletare gli incarichi affidati dalla Santa Sede, mostrandosi integerrimo difensore dei diritti della Chiesa contro le usurpazioni del governo spagnolo che senza alcun accordo con la Sede Apostolica, aveva decretato la riduzione dei conventi e l'abolizione della "manomorta". Nel 1813 il governo spagnolo soppresse il Tribunale d'Inquisizione, egli vi si oppose fermamente e con grande tenacia. Don Pietro, a seguito di tali vicende, lasciò Cadice e si ritirò in Portogallo dove il 4 gennaio 1814 pubblicò un manifesto con 27 documenti per giustificare la sua condotta. Il re Ferdinando, dopo circa un anno, lo richiama dall'esilio, facendo ritorno a Madrid, dove espletò le sue funzioni per altri due anni. Nel Concistoro dell' 8 marzo 1816, Papa Pio VII gli conferì la nomina cardinalizia, con il titolo di San Lorenzo in Panisperna e nel settembre dello stesso anno gli affidò l'Arcivescovato di Palermo nel quale si insediò nella primavera del 1818. Entusiasta dell'incarico conferitogli nella sua terra, egli iniziò la sua missione con fervore e spirito di sacrificio, che gli elargirono la stima e la benevolenza di tutti coloro che lo conobbero. Nel 1820, essendo in corso la Rivoluzione Siciliana contro il Governo di Napoli, il Cardinale Gravina, con la croce fra le mani, affrontò, pur senza risultato, il popolo che saccheggiava l'abitazione del Segretario di Stato delle Finanze, portando la città in uno stato di anarchia. In tale circostanza il Palazzo Arcivescovile divenne asilo per centinaia di persone e di famiglie di militari stranieri perseguitati per i quali il Cardinale provvide per diversi giorni al sostentamento. Il 18 luglio 1820 il Pretore capo della Magistratura, al fine di ristabilire l'ordine, radunò diversi notabili per formare una Giunta, della quale il Cardinale venne all'unanimità designato Presidente. In seguito, il Palazzo Arcivescovile fu preso di mira dai ribelli e durante la notte saccheggiato, ponendo lo stesso Arcivescovo in grave pericolo. L'indomani mattina, da Napoli giungeva il Principe di Villafranca, personaggio popolare tra i ribelli, il quale dopo essere stato condotto al Palazzo Arcivescovile, fece pubblico atto di riverenza verso il Cardinale, che con tale gesto ebbe salva la stessa sua persona e il Palazzo Arcivescovile, rimettendo in cambio la Presidenza della Giunta al Principe. Il 24 marzo 1821 il Re Ferdinando I, ristabilito l'ordine in città, lo nomina Luogotenente Generale, ossia Vicerè di Sicilia, carica che detiene con decoro fino al 25 maggio dello stesso anno, data in cui gli succedette il principe Nicola Filangeri Cutò. Il suo zelo e l'attaccamento verso gli umili e il popolo rifulsero durante tutto il suo mandato Cardinalizio, sino al 1830, giorno della sua morte. Le spoglie mortali del Cardinale dovevano riposare nel Duomo di Montevago, nel quale lo stesso aveva fatto porre un sarcofago, ma la prematura morte del fratello Don Girolamo, Principe di Montevago e la sua sepoltura nel luogo che il Cardinale aveva destinato a se stesso, ha fatto sì che le sue spoglie mortali fossero sepolte nella Cappella del SS. Sacramento della Cattedrale di Palermo dove all'interno della Cappella dell'Immacolata, troneggia un busto in suo onore.